Reggina: ha senso prolungare l'agonia?

fotipresidentedi Paolo Ficara - Attendiamo (poco) fiduciosi di poter parlare di calcio. L'estate della Reggina centenaria vive uno stallo, legato sicuramente alle tribolazioni per l'iscrizione in Lega Pro, ma per i discorsi sportivi rischia di subentrare la narcolessia. Difficile individuare, negli ultimi 30 anni, un punto di maggior disinteresse. O meglio, più che scarsa attenzione, potrebbe trattarsi di totale mancanza di fiducia al cospetto di chi ormai propone pochi fatti, e tante parole vuote.

Se Lillo Foti riuscirà a trovare in pochi giorni quei 600 mila euro di fidejussione, che va cercando in giro per l'Italia da mesi, non ci stupiremo. Ma ci porremo delle domande, dato che l'incompletezza della richiesta d'iscrizione presentata il 30 giugno, produrrà una penalizzazione in classifica. Al momento sono in corso fitti contatti con degli istituti di credito, la soluzione potrebbe essere vicina. Ma non stiamo parlando della stessa mastodontica cifra (15 milioni, più 3 di multa) servita nell'estate 2006, quando l'attestazione della fantomatica società San Remo si rivelò fasulla.

Sta di fatto che se si è a capo di una società di calcio, in veste di presidente, di proprietario o di maggiore azionista, l'idea di mettere una mano in saccoccia deve sfiorare ogni tanto il cervello. Specie quando ce n'è estremamente bisogno. E se la tasca è vuota, nessuno obbliga ad andare avanti a stenti. Foti è tra i pochi ad aver garantito una somma, nell'ormai lontano 1986, ed a Reggio è stato l'unico abile nel portare la squadra dalla C alla A. Adesso l'ha rispedita dove l'ha trovata, ed al di là delle risorse economiche, ciò che dovrebbe spingerlo a porsi da solo la fatidica domanda ("ma chi me lo fa fare?") è la totale inadeguatezza delle proprie idee calcistiche.

Siamo costretti ad evincere da qualche dichiarazione, e soprattutto dai fatti, che la Reggina non è capace di individuare gli errori commessi nell'ultimo lustro. Se sì dà la colpa alla crisi, al territorio, alla tifoseria, ai ragazzi del Sant'Agata, forse pure ad una parte della classe giornalistica, significa disconoscere la realtà ed andare alla ricerca di giustificazioni inesistenti, mentendo a sé stessi ancor prima che agli altri.

La Reggina giocherà in Serie C, se riesce a trovare i soldi per la fidejussione, perché ha sbagliato quasi tutti gli acquisti nei cinque anni di B; perché dopo aver capito l'inadeguatezza di diversi volti nuovi, non è riuscita a liberarsene con una cessione (tra prestiti, incentivi all'esodo e svincoli); perché si è rivolta ad alcuni allenatori scarsi, o incapaci di gestire uno spogliatoio (Atzori e Breda); perché ha preferito mettere i piedi in testa, o provare a farlo, con i pochi tecnici preparati (Dionigi e Pillon in particolare); perché evidentemente ha chiuso gli occhi di fronte a questa e ad altre problematiche, per mancanza di idee e volontà piuttosto che di risorse.

Dopo le ultime annate, l'ex presidente Foti e l'attuale ds Giacchetta dovevano essere i primi a muovere un passo indietro. Invece sono gli unici ad essere rimasti.

Il quasi azzeramento dell'organico "guadagnatosi" la retrocessione è legato soprattutto alle difficoltà economiche. Proprio ora che servirebbe la lucidità per tenersi, tra i rientri prestito, qualche calciatore di proprietà, che pur essendo giovane ha esperienza da vendere in Lega Pro, si ricomincia punto e a capo. Cosa rappresenta questa svendita totale del parco giocatori? Bisogna far posto a qualche fenomeno, oppure si sta raschiando il fondo del barile?

La Reggina deve rendersi conto che l'anno prossimo partirà con una forte penalizzazione in classifica. Serve qualche riferimento in uno spogliatoio smembrato più volte. Serve soprattutto l'umiltà per partire a testa bassa, al cospetto di avversari capaci almeno di scegliere già un allenatore, la sede del ritiro, e sicuramente non alle prese con un organico da rifare.

Chi invece la testa deve alzarla, è proprio Foti. Al momento, sembra intenzionato a proseguire sulla stessa scia tracciata assieme a Giacchetta in questi anni. Una scia che ha portato la Reggina in terza serie, e che sta facendo allontanare storici collaboratori in aperto dissidio (Biasion, Geretto, probabilmente anche Gagliardi ma per motivi diversi). Proseguire sulla strada degli allenatori soggiogati, dei calciatori scelti con poco criterio e di un ambiente interno costantemente condizionato dai chiari di luna del padrone, significa prolungare l'agonia.

Foti ha fatto tanto. Ma se adesso si illuderà di dover passare per eroe solo se riesce a garantire l'iscrizione, magari inventando qualche altro proclama per iniziare la campagna abbonamenti ancor prima della campagna acquisti, si tirerà la zappa sui piedi. Non sarà una fidejussione a riaccendere l'entusiasmo. La Reggina non funziona più bene, da tempo. Quella di staccare la spina è un'idea che va considerata, se non ne esistono di migliori.