Firicano al Dispaccio: "Pronto per una piazza ambiziosa, la Reggina deve puntare a vincere"

firicanodi Paolo Ficara - Altra candidatura. In attesa di definire varie situazioni (l'iscrizione, la rescissione con alcuni calciatori, la cessione di Bochniewicz destinato all'Udinese per ripianare le perdite), è normale che continuino a circolare nomi per la panchina della Reggina, stagione 2014/15. Fin quando non sarà sancita la partecipazione alla prossima Lega Pro, di impegni scritti non ce ne saranno. Ma la concorrenza per Ciccio Cozza aumenta.

Il nome nuovo è quello di Aldo Firicano, ex difensore del Cagliari, oggi 47enne allenatore con significative esperienze in Lega Pro. Tanti i club girati dal tecnico siciliano, che nel 2013 ha ottenuto una promozione dalla Seconda alla Prima Divisione con la Pro Patria. Ormai concluso un altro capitolo in Lombardia, alla Pergolettese, mister Firicano (immagine tratta da Varesenews) parla al Dispaccio dell'accostamento alla Reggina. Probabilmente, il suo nome va inserito tra i papabili per la panchina.

Mister, le va di commentare l'accostamento alla Reggina?
"Ho letto, mi fa enormemente piacere. Se devo essere sincero, di concreto non c'è nulla".

È già sicuro che non rimarrà alla Pergolettese?
"Il contratto scade a giugno, sono subentrato a stagione in corso. Dal 1° luglio sono libero".

Quindi avrà già avuto qualche abboccamento.
"Le voci sono tante, ma qualcosa di veramente concreto ancora non c'è".

Tra queste tante voci, la Reggina dove la mettiamo?
"La mettiamo tra queste voci (sorride, ndr), col piacere e l'onore di essere accostato alla panchina di questa squadra".

Si tratta di tempi che devono maturare? Qui c'è in ballo l'iscrizione.
"Dall'esterno, da lontano, mi sembra che la priorità della società sia di garantire un futuro. Poi si potrà iniziare a ragionare dal punto di vista tecnico. I problemi, al momento, credo siano di altro tipo".

Con che tipo di calciatori è abituato a lavorare?
"Ho fatto molta gavetta, soprattutto in C2. È una categoria in cui i giovani abbondano, e vanno amalgamati con qualche giocatore anziano. Questo è stato il mio tipo di lavoro fin adesso. Detto questo, non mi spaventa nulla dal punto di vista calcistico: né lavorare con una squadra giovane, né con una esperta che deve vincere ed essere protagonista. Non ho alcun timore".

Per lei la Reggina cosa rappresenta?
"Una grossa ambizione. La Reggina è una squadra di primissimo livello nel panorama italiano, a parte queste ultime stagioni tribolate e disgraziate. Ma ci stanno, nell'arco della vita di una società che lavora bene. Per come è strutturata, la Reggina merita un posto nel calcio che conta e l'attenzione di chi vive in questo mondo da una vita. Sono onorato solo per l'accostamento, da qui ad allenarla dovrà passare tanta acqua sotto i ponti".

Un club del genere, pur essendo in difficoltà economica, deve puntare all'immediata risalita in B?
"Credo di sì. La Reggina deve stare nei due campionati professionistici più importanti, o la B o la A. Giocoforza, deve puntare a vincere. Per cui capisco le difficoltà, ma quando si nomina la Reggina si parla di massime espressioni del nostro calcio".

Lei che tipo di allenatore è?
"Un allenatore relativamente giovane. Comincio ad avere quell'esperienza maturata dalla gavetta in serie minori. Mi sento pronto per piazze più ambiziose e campionati più competitivi. Cerco di far giocare bene la mia squadra, non perdendo di vista il risultato che è la cosa più importante".

Modulo preferito?
"Non sono integralista. A seconda di chi ho disposizione, potrei giocare in modi diversi. Negli ultimi anni ho privilegiato il rombo a centrocampo, con un trequartista e due attaccanti. Difesa a quattro".

Qual è il tipo di calciatore che non può mancare nella sua squadra?
"Sicuramente un giocatore davanti alla difesa, attento tatticamente. E un attaccante in grado di cambiare le partite con le proprie qualità".