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Ma cosa l'avete iscritta a fare?

regginacatenedi Paolo Ficara - In virtù delle vicende descritte in estate, credevamo mancasse solo la chiesa. O meglio, che fosse sconsacrata. Adesso, viene meno anche il villaggio. La Urbs Reggina è costretta a traslocare, causa chiusura del "Granillo". Il problema è: per quanto tempo rimarrà indisponibile? L'impianto è di proprietà del Comune, non ci sono dubbi circa le colpe. In questa vicenda, Praticò è sicuramente il meno responsabile. Ma è una situazione così abnorme e riprovevole, da imporci di andare oltre la semplice assegnazione delle responsabilità.

Un qualsiasi esercente commerciale che opera in regime di affitto e che paga regolarmente (ci auguriamo possa essere calzante il paragone), qualora registri ad esempio una perdita d'acqua all'interno del negozio, magari può attendere che sia il proprietario dello stabile a porre rimedio. Però, nel frattempo, è costretto a chiudere. E se l'alternativa più vicina, per continuare ad esporre la propria merce, si trova a Vibo Valentia, probabilmente perde una fetta considerevole di potenziale clientela. In buona sostanza: rimboccarsi le maniche non è mai sbagliato, specie se il danno ricade sulla propria pelle. A prescindere dall'appartenenza delle responsabilità.

Uno dei passaggi del comunicato congiunto di Zimbalatti e Latella, evidenzia come sia stata la richiesta di riapertura della gradinata a far scaturire ulteriori controlli, dai quali sono emerse criticità. Questo abbiamo capito. E speriamo, in tutta onestà, di aver capito malissimo. Significherebbe che, per puro caso, si è scoperta ad esempio la necessità di una "manutenzione e di verifica della copertura della Tribuna Ovest". E fino a qui, non c'è da scherzare. Facendo finta che questo grave aspetto strutturale non esista, potremmo ironizzare su come il capriccio di riaprire la gradinata nonostante il pubblico non abbia risposto, in termini di abbonamenti sottoscritti, per come auspicato a giugno dalla dirigenza, si sia rivelato un boomerang.

Per il resto, non c'è da muovere alcuna critica alla Urbs Reggina. Abbiamo finito di criticarla nell'aprile scorso, quando ci si è impuntati sulle pec. E non è stato nemmeno formulato un prezzo, per vendere la società. Anche al primo che passa, a questo punto. La nostra battaglia l'abbiamo persa e conclusa lì. Adesso proviamo solo pena.

E il Sant'Agata no. E il marchio no. E la presentazione no. E lo stadio no. Per la fidejussione c'è ancora qualche ora di tempo. I comunicati però sono gratis, motivo per cui ne sono stati fin qui diramati alla media di quasi uno al giorno. Ma torniamo per un attimo all'aprile scorso.

Il principale motivo per cui chiedevamo a gran voce che le sorti calcistiche passassero in altre mani, era l'impossibilità palpabile (ed in un frangente, anche dichiarata) a lottare per la promozione in Serie B. È ancora prestissimo per esprimerci sul potenziale tecnico della squadra oggi allenata da Roberto Cevoli, ma non serve scomodare il parere di Capello o Trapattoni per capire che il primo posto è precluso, il secondo pure ed il terzo certamente.

D'altronde, su 24 giocatori acquistati, se Taibi ne ha azzeccati la metà significa che ha svolto un lavoro formidabile. In virtù di un budget che non è assolutamente da promozione, e nemmeno da piani alti. C'è chi, con un portafoglio più robusto, di acquisti ne ha azzeccati cinque (Bangu, Botta, Coralli, De Francesco e Porcino), più Bianchimano esploso sotto la gestione successiva, "completando" poi la rosa con una ventina di petali degni della Serie D. La presenza di compagini molto più attrezzate è un dato oggettivo. Si è venduto fumo, fin quando è stata aperta la campagna abbonamenti. Facendo passare il messaggio che c'era chi si lamentava per il marchio, solo perché privo di altri argomenti per criticare.

Ognuno, nella propria attività, sceglie dove indirizzare le risorse a disposizione. Nel calcio, c'è chi preferisce investire nel settore giovanile; chi nelle strutture; chi, con poca lungimiranza, solo sulla prima squadra. Qui, se si è investito, lo si è fatto male. A prescindere dalla destinazione. L'attuale compagine societaria è nata nell'estate del 2015, ed a distanza di tre anni si registrano solo passi del gambero. Non è stato costruito nulla. E quelle poche certezze presenti dall'inizio (stadio), o faticosamente guadagnate nel tempo a dispetto della propria cocciutaggine (marchio ed altri beni immateriali della vera Reggina, oltre al Sant'Agata), sono state disperse.

Oggi c'è una squadra senza identità (intesa sempre come prosecuzione della vera Reggina), un pubblico costretto ad emigrare a Vibo (per chi avrà la pazienza di andarci) almeno per una partita, una società che riceve l'ulteriore danno economico legato allo spostamento nonché al conseguente, scarso incasso che si prospetta dopo quello nullo dell'esordio interno col Bisceglie. E ribadiamo, non siamo affatto sicuri che i problemi del "Granillo" si risolveranno in poco tempo. Anche se ci volessimo fingere estimatori di Praticò, la domanda più incoraggiante che potremmo formulargli in questo contesto è: ma cosa l'ha iscritta a fare questa squadra al campionato?