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Fallimento Reggina Calcio: Lillo Foti rischia il processo per bancarotta fraudolenta e truffa

fotilillo 500Il pm di Reggio Calabria, Stefano Musolino, ha chiuso le indagini nei confronti dell'ex presidente della Reggina, Lillo Foti, che ora rischia il processo per bancarotta fraudolenta e truffa. A darne notizia, oggi, è la Gazzetta del Sud, con un articolo a firma di Piero Gaeta. Sono in tutto nove gli indagati nell'inchiesta sul fallimento della Reggina Calcio: Lillo Foti avrebbe "occultato e distratto" i beni della società, insieme all'allora amministratore unico, Giuseppe Ranieri, anch'egli indagato dalla Procura di Reggio Calabria.

Secondo le indagini della Guardia di Finanza, dal 2010 al 2015, Foti "tratteneva, non versava e si appropriava" di oltre 614mila euro di ritenute Irpef. Ma a pesare, nell'inchiesta del pm Musolino, sarebbero state soprattutto le fatture per operazioni inesistenti.

Moltissime.

Foti avrebbe inoltre falsificato libri e scritture contabili, in modo da non rendere ricostruibile la situazione finanziaria della Reggina. Nel bilancio, Foti e Ranieri avrebbero annotato "Crediti vs Comune per migliorie Stadio Granillo" per un importo che sfiorava i 3 milioni di euro. Un credito inesistente. E anche il marchio della Reggina – attualmente ritornato assai di moda come argomento – sarebbe stato iscritto a bilancio quale attivo, indicato, nella stagione 2015/2016, con un attivo di 6,5 milioni di euro a fronte di un valore effettivo di circa 75mila euro.

Da ultima, la vicenda Sant'Agata, che porta all'indagine su due dirigenti della Provincia di Reggio Calabria, oggi Città Metropolitana: si tratta degli ingegneri Carmelo Barbaro e Giuseppe Foti, che rispondono di abuso d'ufficio, perché, da dirigenti del Settore Demanio, avrebbero procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale.

E, conclude il pm Musolino: "Tra i creditori privilegiati compaiono Giorgia Foti e Gaetano Ungaro, rispettivamente figlia e genero di Pasquale Foti".