Calcio
 

Reggina: alla parola "progetto" unire la parola "obiettivo"

praticostupendodi Paolo Ficara - Chi ci rimette, come da tre anni a questa parte, è ancora la Reggina. Non ci interessa stabilire chi abbia ragione e chi torto tra la P&P Sport e gli avvocati Sfara e De Salvo, in una vicenda nella quale, in teoria, potrebbero avere ragione entrambi o torto entrambi. Ci interessava, e continua ad interessarci, esclusivamente un futuro, una prospettiva, una ventata d'entusiasmo. Più che le parole, vanno commentati i fatti. Ed i fatti dicono che non si è comprato e non si è venduto.

Il punto di vista di chi non ha comprato, al di là di toni e strategia condotta, appare semplice: abbiamo un investitore straniero, vuole fare calcio in Italia, a Reggio o altrove non gli cambia assai, a noi il compito di indirizzarlo dove c'è l'investimento iniziale più vantaggioso. Il punto di vista di chi non ha venduto, fatichiamo a comprenderlo. O stanno bene economicamente (e quindi possono permettersi di attendere l'offerta, oltre ad essere pronti per allestirci uno squadrone), oppure alle continue sottolineature improntate al rispetto verso i tifosi non ha fatto seguito l'unica cosa richiesta dalla piazza: un atto di responsabilità, da parte di chi non riesce a soddisfarne le legittime ambizioni calcistiche.

Ricordiamoci che Foti, con prima nipotina in arrivo e schiena a pezzi, si recò ai confini del globo pur di provare a convincere un acquirente ritenuto solido.

Adesso, mentre questo rimbalzo di responsabilità va ad inasprire gli animi di una tifoseria che procede a passo spedito verso una spaccatura, con rinnovo di leggende metropolitane, pettegolezzi e dubbi di ogni tipo sull'operato delle parti, la risultante è che la Reggina si ritrova con: una stagione da chiudere (nel senso che vanno corrisposte le ultime quattro mensilità a dipendenti e tesserati, entro il 23 giugno), un decreto ingiuntivo sul groppone, e la questione legata alle strutture per gli allenamenti.

Se in questo contesto si riesce a pronunciare la parola "progetto", ovviamente guardandosi bene dal dichiarare un obiettivo, significa che a Rende sono pronti per la Serie A e a Cosenza per la Champions League. Piazze in cui si è in fase avanzata per ammodernamenti o costruzione ex novo degli stadi, dove di certo non ci sarà il problema di dover contare le monetine per l'iscrizione.

Ma sì. Prepariamoci ad un'altra stagione con la sede sociale della Reggina dentro ad un negozio, e col suffisso Urbs che sa tanto di Peloro. Più che un campionato almeno a ridosso delle prime, un giropizza potrà placare ogni critica.

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