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Reggina: quando il pesce puzza dalla testa

maurizipraticobasiledi Paolo Ficara - Tragedia greca. In una Siracusa che tutt'oggi ospita, rendendo onore alle proprie origini, le rappresentazioni teatrali degli antichi poeti ellenici, si è consumato un atto raccapricciante (ogni paragone con una recita è puramente casuale). La sconfitta maturata di fatto in campo neutro, contro un Akragas senza una lira e reduce da sette sberle consecutive, è inaccettabile anche per la prestazione dei protagonisti in campo, somiglianti più alle mummie egizie che ai personaggi di Eschilo ed Euripide.

Ma l'aspetto che preoccupa ancor di più, riguarda l'intervento di pancia operato dal presidente Praticò a fine gara. Come se non fossero bastate le parole già sferzanti del tecnico Maurizi. Il massimo dirigente è andato a sovrapporsi al proprio allenatore, ricalcandone i contenuti seppur in maniera più sintetica e con termini oltremodo diretti. Una settimana fa eravamo preoccupati di aver ripreso la china del precedente campionato: adesso, dopo questa uscita pressoché identica a quella di Melfi-Reggina 3-0 ("Questi calciatori ci stanno facendo vergognare"), ne abbiamo l'implicita quanto allarmante conferma.

E ne consegue che, anziché riempire la settimana con meritate reprimenda alla squadra, l'indice si sposti inevitabilmente sul vertice societario.

L'anno scorso abbiamo gettato la colpa addosso a Martino e Zeman. Da un lato, il direttore generale escludeva il presidente dalla gestione della squadra, impedendogli persino di consegnare personalmente i premi partita ai calciatori. Dall'altro, l'allenatore si armava di coraggio solo davanti ai microfoni. Ma se anche adesso assistiamo al ripetersi di medesime situazioni in cui l'erba dei campi, naturale o sintetica che sia, viene brucata anziché solcata, dobbiamo andare ad individuare la causa principale.

E dopo il repulisti che ha portato al cambio radicale di dirigenza, staff tecnico e squadra, gli unici punti in comune con la passata stagione sono la proprietà, il medico sociale ed il magazziniere. Senza voler sminuire l'importanza del dottore Favasuli o di Mimmo Tavella, di solito il pesce puzza dalla testa.

Nessuno nasce imparato, ma quando in gioco ci sono centinaia di migliaia di euro, finanche milioni, è bene imparare alla svelta. Senza metterci in cattedra con la presunzione di dare lezioni di gestione, ci limitiamo alla base. Piuttosto che scaricare sugli altri (a microfono acceso) le colpe di una sconfitta, bisognerebbe prima verificare se i calciatori hanno ancora stima dell'allenatore, se l'allenatore è ancora in sintonia con la dirigenza e se la dirigenza ha ancora dentro di sé umiltà e rabbia, che unite ad un'indubbia competenza sono servite a costruire una buona squadra in mezzo ad una selva di critiche e con pochi euro.

In questa atmosfera che ormai non ci si limita solo a respirare, bensì a tastare con mano, nonostante si avverta che ogni componente sta andando per cavoli propri, constatiamo che la Reggina è ancora a metà classifica. Ribadiamo che l'organico è più competitivo, rispetto a quello della passata stagione. Ma purtroppo il rischio che il crollo diventi verticale è elevato. Chi è sceso dalla barca, ritenendosi ormai un nuotatore provetto, ci risalga prima di avvistare la pinna di uno squalo.

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