Calcio
 

Reggina: interveniamo dal pianeta Terra per ricordare che siamo in affitto...

terracuffiedi Paolo Ficara - "Scusa Ameri, ti ricordo i tuoi doveri". Nemmeno ci sogniamo di avvicinarci alle rime in vernacolo degli sketch di Mela&Tota, ma nessuno come le voci domenicali di Radio1 incarna la figura di chi interrompe con un senso. Lo fanno per richiamare l'attenzione su un evento ritenuto più importante di quello commentato dal collega. E lo fanno nell'istante in cui va raccontato, né prima e né dopo. In questo caso, dato che non si tratta di una partita (di calcio) consumata in diretta, bensì di una partita che sta durando da molto più di 90 minuti, interveniamo con anticipo.

Quisquilie e pinzillacchere. Per quanto tempo terrà banco l'argomento Praticò simpatico/antipatico, come se rimanere a capo di una squadra di calcio fosse frutto di una consultazione elettorale? Se l'indice di gradimento rappresentasse la conditio sine qua non per continuare nel mondo del calcio, o se insoddisfazione e contestazioni di una piazza determinassero lo stato di depressione dei presidenti, Massimo Moratti avrebbe dovuto gettarsi dal terrazzo della Saras molto prima di vincere tutto con l'Inter.

Le critiche fanno parte del calcio sin da quando esiste. Toccano tutti, dal Ct della Nazionale al terzino della squadretta di seconda categoria. Darci peso un giorno sì e l'altro pure sta indubbiamente diventando stancante. Ma non vorremmo che questa strenua quanto controproducente autotutela della propria immagine sortisca, giorno dopo giorno, un effetto morfina in grado di non far avvertire l'unico vero dolore che si potrebbe provare da qui a pochi mesi.

Il dolore sarebbe rappresentato da una nuova "guerra civile", all'insegna della dispersione delle forze, per aggiudicarsi il bando di vendita definitiva dei beni materiali ed immateriali della Reggina Calcio.

Tali beni si trovano in affitto, regolarmente aggiudicato ed altrettanto regolarmente fin qui pagato dall'ormai ex Asd Reggio Calabria, mutata in Urbs Reggina 1914 in seguito al primo accordo stipulato con la curatela fallimentare tra luglio ed ottobre 2016. Un regime che durerà fino al 30 giugno 2018. Si ritiene che prima di quella data, al momento il pronostico oscilla tra dicembre e gennaio, questo bando possa essere promulgato. Un bando che, salvo sorprese, non vedrà un unico concorrente.

Da un lato, i "bandisti" (ossia Tribunale di Reggio e Città Metropolitana/Comune) appaiono fermi sulla volontà di non staccare il nome Reggina e la disponibilità del Sant'Agata, dal titolo sportivo di fatto comprato con ammissione d'ufficio prima e ripescaggio dopo. Dall'altro, che la base d'asta possa partire da 500.000 euro è molto più di un sussurro. E quella è la cifra pari, più o meno, al monte ingaggi netto della prima squadra, per l'intero attuale campionato della Reggina 1914.

Va da sé che chi spende 500 euro di carburante all'anno, non andrà mai a fare un pieno di 500 euro e nemmeno di 400. E non perché il serbatoio non sia abbastanza capiente.

Se ad oggi la Urbs Reggina 1914 non dispone di quella cifra, né come società nel suo insieme né come patrimonio personale eventualmente "rischiabile" dalle persone fisiche che ne detengono le quote di maggioranza, è un guaio. Lo è, perché bisognerebbe rimediare in due o tre mesi. Se invece navigano nell'oro e potrebbero permettersi anche il doppio di quella cifra, lo dimostreranno al momento clou senza dover ricorrere a smentite o rettifiche.

Quando la massima carica va a dichiarare, a microfono acceso, possibili incertezze per coprire economicamente un campionato di C a salvarsi, quello che è un evidente tentativo di non illudere nessuno ed abbassare le pretese, arriva a tante orecchie ed ognuno recepisce con udito diverso. Ed il riferimento non è a calciatori che hanno già deciso come far proseguire la propria carriera, nell'immediato futuro. Le orecchie sempre più tese ce li ha chi andrà a battere cassa per prendere più quattrini possibile dalla vendita dei beni della storica Reggina Calcio. Ed anche loro, ne hanno ben donde.

Ma sì, continuiamo a preoccuparci di avere più proseliti di Gesù Cristo e non pensiamoci più...