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Reggina: il curriculum non è buono, ma il manico sì

maurizimisterdi Paolo Ficara - La scintilla di inizio stagione. Vincere in trasferta genera sempre un po' di entusiasmo, riuscirci a settembre aiuta a credere nei propri mezzi. Il successo della Reggina a Fondi ha il volto raggiante, quasi fanciullesco di Agenore Maurizi a fine gara, nelle varie foto postate sulla sua pagina facebook. La sua terra, il Lazio, gli ha portato fortuna. Quella fortuna che gli era mancata nelle precedenti settimane. E adesso è lui il nuovo simbolo di una rinascita, con quel curriculum ormai sotterrato dalla notevole organizzazione trasferita alla squadra, al pari di uno spirito battagliero.

Andare in trasferta ad imporre il proprio gioco, come accaduto a fine agosto sul campo del Rende, non è presunzione. Maurizi sarebbe stato presuntuoso se non avesse, tra le righe, ammesso la fortuna di Fondi: proprio nella gara in cui per più volte la Reggina ha fatto gli "onori di casa" all'avversario nella propria area di rigore, è maturata una vittoria. Ognuno è libero di pensare che ci siamo ripresi i punti persi al primo turno di campionato. Ma guai ad illudersi che fortuna e merito non possano camminare a braccetto.

L'attaccante che la butta dentro, così come il portiere che le para tutte, rappresentano dei meriti. E viceversa, quando non hanno o la bravura o la fortuna di riuscirci. Prima o poi, anche un 19enne di ghiaccio come Cucchietti la commetterà una stupidata, dopo averci abituato alla normalità dei suoi interventi salva-risultato. Lì dovrà essere sostenuto, in quel momento dovrà essere risollevato, come tra le mura del Sant'Agata è già accaduto con altri singoli.

Vogliamo continuare a credere, giammai da esteti, che una buona prestazione avrà sempre più probabilità di culminare con un buon risultato. Per dirla alla Sarri, ad annoiarsi nel vedere la propria squadra non c'è garanzia di vincere. La Reggina si tenga strettissimi i tre punti di Fondi, se li goda, perché solo godendoseli può trasmettere entusiasmo al proprio popolo. Un popolo che adesso capisce di essere stato mal guidato da chi, in estate, aveva interesse nel mettere in cattiva luce a priori il nuovo corso amaranto.

È ancora presto per esaltarsi, o per dire con certezza dove può arrivare questa Reggina. Tra un mese, crescerà la condizione di tante avversarie. Ma saremmo degli incompetenti se non ci accorgessimo delle abissali differenze tra l'attuale organico e quello di un anno fa.

Fare paragoni sul portiere sarebbe peggio che sparare sulla Croce Rossa. La coppia di centrali ha caratteristiche diverse rispetto a Gianola-Kosnic, e di sicuro non si può dire che sia inferiore come valore assoluto (Gatti sembra quasi pronto per la B, nonostante la giovane età). Da Cane-Possenti siamo passati a Laezza-Solerio come coppia di terzini, il mancino ha già fornito due assist contando anche la Coppa Italia. Mezavilla non fa rimpiangere Botta in quanto a mezzi tecnici, ha più esperienza e soprattutto una diversa struttura fisica. De Francesco e Porcino sono migliorati, valgono sicuramente la B se non la A, eccellono in qualsiasi ruolo. In attacco, per tre quarti di campionato, oltre Coralli c'era il nulla. Attendendo che Bianchimano torni per confermare le ottime indicazioni della scorsa primavera e del derby col Catanzaro, ci siamo gustati le accelerazioni e le rifiniture di Tulissi, i gol di Sciamanna, e aspettiamo la fantasia di Di Livio. Da sottolineare come Sparacello, anziché cercare ossessivamente il gol sapendo che non sempre giocherà titolare, a Fondi come in precedenza a Pagani si sia messo al servizio della squadra.

L'unico ruolo in cui potevamo avere dei dubbi, rispetto alla passata stagione, era quello di mezzala destra. Bangu è stato oggettivamente prezioso, per brio ed anche gol pesanti. Auguri di buon compleanno a Roberto Marino, che ieri si è preso la copertina nel suo ultimo giorno da 18enne: a lui il compito di continuare a crescere, dopo essersi già dimostrato prezioso nel lavoro oscuro. Rimanere coi piedi per terra è un dovere, la Reggina è attesa da altre partite insidiosissime. Ma siamo di fronte ad una squadra superiore rispetto a quella, più costosa, accantonata tra giugno e luglio. E se tutti i singoli sono già cresciuti in sole cinque gare di campionato, significa che il manico è buono.

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