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Martìn perse la cassa

martino600di Paolo Ficara - Se parliamo di anni '90, magari capisce. In quell'epoca Roberto Benigni era in assoluto il miglior comico, prima di elevarsi a cantore di inno nazionale e Divina Commedia ai giorni nostri. Nel proprio spettacolo teatrale "TuttoBenigni '95-'96", effettuava una sorta di parodia primordiale del sé stesso attuale, anticipando i gironi danteschi con una divisione tra buoni e cattivi post improvviso giudizio universale. In questo calderone risultava divertente l'invettiva su Bettino Craxi, secondo soltanto a Giulio Andreotti per importanza sulla scena politica di quei tempi. L'eco di Tangentopoli era ancora vasta.

L'attore toscano prendeva di mira l'ex leader del Partito Socialista con varie punzecchiature: "Gli italiani a sinistra, gli africani a destra. Craxi, dove va? Ancora con questa Hammamet?... Le persone oneste a sinistra, i ladri a destra. Craxi, dove c**** va? Lo sa bene da che parte dover andare!... Quelli che hanno fatto politica per arricchirsi personalmente li mandi giù, quelli che hanno fatto politica per il bene delle nazioni e dei popoli li mandi su. Craxi, dove c**** vaaaa?".

Se, nel nostro piccolo e (speriamo) non da comici, dovessimo creare un elenco mettendo da un lato i dirigenti che hanno sempre operato per il bene della Reggina, e dall'altro quelli che non si sono curati più di tanto circa la dannosità delle proprie scelte, avremmo un'idea abbastanza precisa sul gruppo in cui inserire Gabriele Martino. Ma la nostra idea non è importante. Sarebbe più appropriato che si giudicasse da solo, in maniera equa ed obiettiva.

I goffi tentativi di far attribuire al Dispaccio chissà quale bieca guerra personale, messi in bocca ai soliti scagnozzi mediatici allo scopo di condizionare i nostri contenuti, sono andati a sbattere contro la realtà. Il direttore è stato estromesso di fatto dalle scelte: è la terza volta che gli capita negli ultimi 13 anni da parte della Reggina, senza contare gli allontanamenti subiti in altre piazze per una carriera che parla chiarissimo. Ma questa esautorazione, maturata nonostante una salvezza sul campo in Lega Pro e col 90% (per tenerci stretti) della stampa a favore, ci fa riflettere: significa che al malcapitato Praticò deve avergliene combinate molte di più, e forse non solo sul piano economico, rispetto alle situazioni di mala gestione qui segnalate da svariati mesi. Segnalate per senso del dovere giornalistico: questo passaggio lo specifichiamo a chi, anche stavolta, preferisce gettare la responsabilità della rottura solo al presidente, così come già accaduto nelle due precedenti occasioni con Foti, anziché analizzare i motivi che hanno portato alla drastica decisione.

Martino dovrebbe sapere che la Reggina, nella stagione 2016-17 disputata in Lega Pro, si appresta a sforare quota 2 milioni e mezzo alla voce spese. Una simile cifra, isolata in un contesto più ampio, probabilmente non rende al tifoso medio l'idea su cosa sia successo in termini economici. Il dirigente, invece, dovrebbe saperlo. A maggior ragione, in quanto impegnato in una città che ha da poco visto fallire la precedente società. Una società in cui lui aveva operato per svariato tempo.

Dunque, Martino dovrebbe sapere che quasi tutte le formazioni giunte dietro la Reggina in classifica, hanno speso meno. O molto meno. Tutte tranne una: il Catanzaro, che ha scucito uno sproposito e non ha evitato nemmeno i playout. Infatti a Catanzaro il ds Antonello Preiti, autore del disastro, è stato esautorato ad ottobre. Esattamente come fece Foti con Martino, nella stagione 2009-10 in Serie B.

Martino dovrebbe sapere che anche tra le formazioni piazzatesi davanti alla Reggina c'è chi ha speso meno. Molto meno. È il caso della Virtus Francavilla, rivelazione del torneo. Della Casertana. Della Fidelis Andria. Della Paganese, che ha avuto l'ufficialità della riammissione in Lega Pro a campionato iniziato. Soprattutto è il caso del Siracusa, che in due anni ha speso quanto la Reggina in un anno solo, ottenendo un primo posto in Serie D ed un onorevolissimo sesto posto in Lega Pro.

Martino sa benissimo che la mutualità, in Lega Pro, è uguale per tutti i club. Gli incassi che possono garantire l'autosostentamento sono quelli al botteghino (e qui la Reggina si piazza quinta nel proprio girone); nonché i contributi concessi sempre dalla Lega Pro, in base al minutaggio degli under italiani. Peccato che Karel Zeman ci abbia creduto poco, nei vari giovani in organico. Utilizzati in pianta stabile Porcino (classe '95) e De Francesco ('94); molto spazio per Bianchimano ('96) nel girone di ritorno, qualche presenza per Maesano ('96); col contagocce i vari Carpentieri ('97), Tommasone ('95) e Tripicchio ('96); non pervenuti Lancia ('97), Licastro ('95), Mazzone ('97) e Silenzi ('97). Un organico giovane solo sulla carta, che non ha fruttato granché alla società in termini di minutaggi.

Anche un assiduo utilizzo di giovani, sommato agli incassi allo stadio, di sicuro non avrebbe consentito alla Reggina di giocarsela con pari risorse rispetto alla ricca Puglia (Lecce, Foggia), o a piazze in cui i presidenti hanno stretto rapporti di do ut des con le amministrazioni comunali (Matera, Cosenza). Ma quel pubblico che ha dato fiducia soprattutto durante la campagna abbonamenti, forse sperava che la Reggina fosse in mano più ad un intenditore di calciatori che di alberghi.

Gabriele Martino possiede la competenza per comprendere da solo se la pletora di giocatori messi sotto contratto l'estate scorsa, di cui una decina praticamente inutilizzati, sia stato o meno un evitabile spreco. O quanto incida il suo elevatissimo stipendio che prende per amore della città: difficile trovare un dirigente più pagato, senza scomodare Lecce e Foggia. O quanto prezioso possa essere l'apporto di un segretario, portato nell'agosto scorso ad oltre 40.000 euro. Manco fosse Iacopino. E soprassediamo sul settore giovanile, facente capo sempre a Martino: sarebbe come sparare sulla croce rossa.

La figura del direttore serve soprattutto per far contenere i costi ad una società di calcio. Se non ci riesce, o se ancor peggio ritiene che non rientri fra i suoi compiti, significa o che non ne è capace oppure che si sta solo prendendo spasso con i soldi altrui. Nella stragrande maggioranza delle attività commerciali, alla cassa ci sta il proprietario, o un suo parente, oppure una persona di fiducia. Ma se la fiducia è mal riposta, al proprietario conviene fare da cassiere anche se è scarso in matematica.

Se la "progettualità per andare in B" è la stessa messa in atto di recente a Barletta o a Perugia, entrambi club scomparsi dopo il suo passaggio, Praticò ha fatto benissimo a metterlo all'angolo prima che fosse troppo tardi. Riparando al grave errore di assumerlo con contratto a lunga scadenza. In una città normale, dopo tutti i disastri a lui attribuibili e che hanno portato al soffocamento della Reggina Calcio, a Martino non doveva neppure essere consentito di avvicinarsi ad un campo di calcio. In una città normale, non sarebbe rimasto il Dispaccio come unica voce ad urlare contro la sua mala gestione.

Desidereremmo stampare una cartolina che rimanga ad imperitura memoria, in cui i vari Foti, Praticò, ma anche Lotito, Tatò e quant'altri sintetizzino tutto ciò che gli ha combinato Gabriele Martino. Affinché nessun altro presidente venga abbindolato, e soprattutto nessun altro politico si azzardi ancora a spendere parole in suo favore. Chi prende il suo posto nella Reggina, dovrà accattivarsi le simpatie della piazza in un'unica maniera: tramite la bontà e l'onestà del proprio lavoro, di conseguenza lungi dall'offrire colazioni, cene e biglietti omaggio.

Siamo altresì sinceramente convinti che Gabriele Martino non abbia nulla a che vedere con qualsivoglia vicenda legata al calcio-scommesse, ritenendo che a tirarlo in ballo siano state delle chiacchiere in libertà prive di reale fondamento. Non entriamo nel merito di quello che è un contratto firmato fino al 2019, ma dignità suggerirebbe di non attendere l'ennesimo esonero della carriera. Dignità accompagnata da buon senso, imporrebbe finalmente un'autocritica. Adesso la Reggina deve guardare avanti, impegnandosi a scongiurare nella prossima stagione il rischio fallimento in cui è cascata dopo le sciagurate spese avallate per due anni da Praticò: una gestione contro la quale solo il Dispaccio ha proferito parola con adeguato tempismo.

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