Calcio
 

Reggina: Praticò e Martino sulla stessa barca, ma si rema in una sola direzione?

martinofalcomatapraticodi Paolo Ficara - Idee a confronto. La diversità di vedute continuerà a caratterizzare, almeno fino all'incontro previsto nelle prossime ore, le due anime all'interno della Reggina. Da un lato la famiglia Praticò, che non fa mistero circa l'esiguità delle risorse in vista del prossimo campionato, convinta di dover agire in maniera diversa rispetto ai primi due anni di gestione (in D come Reggio Calabria, quest'anno in Lega Pro con la Reggina); dall'altro lato Gabriele Martino, la cui "progettualità" è al tempo stesso ambiziosa e contraddittoria, ma in ogni caso si scontra con l'attuale impossibilità a rifornire il serbatoio con grosse quantità di carburante. Si verranno incontro, oppure una delle due parti dovrà fare un passo indietro?

IL DIRETTORE GENERALE – In linea teorica, Martino ha pienamente ragione sia sul piano economico che tecnico: meglio un paio di campionati di vertice in Lega Pro, piuttosto che una o due stagioni di ulteriore assestamento per poi tentare la scalata fra due o tre anni. Le spese sarebbero pressoché uguali, si tratterebbe di comprimerle in due annate piuttosto che dilazionarle a lungo termine. Lottare per la promozione da subito, equivarrebbe ad ottimi afflussi al botteghino con consequenziale maggiore attrattiva verso gli sponsor. Inoltre, quando un calciatore lotta per i piani alti, ha più occhi addosso e può essere facilmente piazzabile sul mercato in uscita, qualora non venisse ottenuta la promozione. Di contro, a furia di lottare per la salvezza si rischia di smarrire progressivamente l'entusiasmo, nonché di far scivolare il piede in Serie D.

LA PROPRIETÀ – Se non ci sono le risorse, si rischia di parlare del nulla. Fin quando la compagine societaria sarà quella attuale, i fasti della Serie A vanno dimenticati. La realtà dice che è già tanto mantenere la Lega Pro. Il chiarimento tra Praticò e Martino è fondamentale, altrimenti si rischia che remino in direzioni opposte. Vedere la propria squadra fallire ogni tre o quattro anni non è quello che si merita Reggio Calabria. Se non si potrà compiere il passo più lungo della gamba, la colpa sarà soprattutto degli sperperi relativi alle due stagioni precedenti. Il vertice societario appare intenzionato, finalmente, a ridurre parecchio i costi accessori. L'organico non dovrà superare le 22 unità: i 27 elementi di quest'anno, la maggior parte dei quali con vitto e alloggio nel contratto e quasi tutti convocati ad ogni partita (quindi con ulteriori costi di pernottamento), rappresentano un esperimento non più ripetibile. Anche la scelta sulla guida tecnica dovrà essere condivisa.

LA PERSONA GIUSTA – Rimaniamo sempre dell'idea che dove non ci si arriva con i soldi, ci si può arrivare con la competenza. Anche cammin facendo. Detto della bontà teorica circa i propositi di Martino, chiarito che non ci sono assolutamente i fondi per dare sfogo a manie di grandezza, c'è da chiedersi se l'attuale direttore generale possa essere la persona giusta cui affidare un ulteriore progetto in Lega Pro. A prescindere se si tratti di un progetto a vincere, a salvarsi oppure a "vedendo facendo". Non si tratta della capacità di reperire calciatori validi: quest'anno abbiamo ammirato Porcino, De Francesco, Coralli, Botta, più due giovani di prospettiva come Bangu e Bianchimano ed un paio di ottimi innesti a gennaio. Otto calciatori su un totale di ventisette, in un organico con tanti doppioni. Per carità, rispetto a Giacchetta è un passo avanti. Se ripensiamo agli inizi, con De Bode capitano e Oggiano punta di diamante, nonostante ci fosse già stata la possibilità di "pesarli" in Serie D, una riflessione è d'obbligo: come fa Martino, contemporaneamente, a parlare di progettualità per andare in B e poi insistere, ad esempio, per la conferma di Karel Zeman o per il riscatto di Sala? In un anno di tempo, non ha capito che esistono allenatori e portieri migliori? Inoltre, per bocca dello stesso Zeman, l'annata è stata caratterizzata da problemi interni al gruppo. Senza soldi ma con il gruppo, si può andare lontano. Con i soldi ma senza gruppo, la brutta figura può essere evitata per un anno, ma è come mettere la polvere sotto il tappeto. E le responsabilità di una scarsa gestione del gruppo, sappiamo benissimo a chi appartengano.

SVILUPPI SOCIETARI – Gli interessamenti esistono, non meritano di essere bollati come "favole" (stando a quanto dichiarato da Praticò all'edizione odierna di Gazzetta del Sud), ma ancora non hanno assunto caratteri concreti. La soluzione ideale sarebbe l'arrivo di un singolo soggetto forte economicamente (identikit di Giuseppe Cosentino), oppure di un gruppo intenzionato ad investire nelle strutture oltre che nella squadra (pista estera). Ne scriveremo quando ci saranno più elementi, ben sapendo che sarebbe meglio non far passare troppo tempo. Se non ci saranno sviluppi immediati, si dovrà una buona volta prestare ascolto ai desiderata della minoranza societaria, non potendo pretendere in eterno una partecipazione economica da chi non ha voce in nessun capitolo.