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Reggina: se ci si salvasse a furia di alibi...

zemankarel500di Paolo Ficara - Quattro vittorie su ventisei incontri. Ad inizio campionato, abbiamo giudicato molto positivamente il lavoro di Karel Zeman, peccando anche noi di fretta nonché di voglia di spingere la stagione sui binari giusti. La convinzione che, una volta tanto, si fosse effettuata la scelta giusta per la guida tecnica della Reggina, è stata sgretolata da mesi di lanci lunghi, di tanti problemi e poche soluzioni, e soprattutto di tanti alibi e pochi, pochissimi risultati.

PER COLPA DI CHI? L'unica scusante plausibile per il mister, può essere un calciomercato invernale da cui non faceva mistero di attendersi profondi cambiamenti. Se non in entrata, almeno in uscita. Invece una volta addossa la colpa all'arbitro, una volta al campo, una volta alla squadra, mentre a Messina è stata colpa della troppa aggressività degli avversari. Riteniamo Zeman capace di fare autocritica, ma a microfono acceso da troppo tempo dà l'impressione di portare la giustificazione. Specie perché si ostina a spacciare per positive certe prestazioni come le ultime due, con Cosenza e Lecce, in cui si è fatto fatica a superare la metà campo per larghi tratti.

GESTIONE DEL GRUPPO – Tripicchio, ritenuto responsabile del gol del 2-2 subito a Cosenza, è stato escluso dalla lista dei convocati. Col ragazzino è più facile. Se ad ogni errore di marcatura il tecnico avesse adottato una scelta punitiva, a quest'ora un paio di difensori dovrebbero essere in ginocchio sui ceci.

ZERO CRESCITA – Da mesi la Reggina non propone granché di incoraggiante in termini di collettivo. Ma cosa si registra a livello individuale? Solo Coralli e Porcino hanno mantenuto uno standard (positivo) costante. Nel reparto arretrato sono peggiorati tutti, rispetto all'inizio del torneo, eppure dalla formazione titolare non esce mai nessuno. Bangu ha cominciato con due gol importanti, poi si è fermato. De Francesco ha dimostrato tasso tecnico e personalità, forse è stato limitato dalle tante botte prese dagli avversari, ma non ha avuto grossi picchi. Dei giovani arrivati dall'Inter a fine agosto, nessuno è riuscito a calarsi alla svelta nel contesto. Dopo aver colpevolmente insistito su Oggiano, nel ruolo di mezzapunta esterna non è stata concessa fiducia per più di due gare consecutive a Tripicchio, Carpentieri e Tommasone (con Leonetti anche lui in panchina al "terzo giro"), mentre Lancia è finito nel dimenticatoio. A febbraio non si è ancora capito se siano carne o pesce. Nel frattempo il direttore Martino non è riuscito a piazzare nessuno di questi ragazzi, nonostante ce ne siano almeno un paio in esubero.

SOLO REGGINA ED AKRAGAS NON HANNO CAMBIATO – Tra le squadre di bassa classifica, in tante sono ricorse all'esonero del tecnico. Se ad Agrigento viene difficile gettare la colpa sull'allenatore, stanti le difficoltà societarie che hanno portato allo smantellamento dell'organico, a Reggio è ora che Zeman si prenda la sua fetta di responsabilità. Non stiamo facendo tragedie per una sconfitta contro la capolista, ci mancherebbe. Ma il periodo buio della Reggina dura da metà ottobre, ed una singola gara non può più essere estrapolata dal contesto. Fare un punto contro Cosenza e Lecce ci può stare, recriminare per fattori esterni no. La speranza viene dai soli due punti di distanza dalla zona salvezza. La preoccupazione viene dalla pochezza tecnica, dalla pericolosa ricerca di alibi e soprattutto dai numeri. Tra i quali spicca il dato sulla seconda peggior difesa del girone. Colpa dell'arbitro?

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