Migranti, Legambiente Calabria: “Non fare germogliare semi di paura”

"Quello che colpisce con forza nella tensione generata dalla vicenda, nella protesta dei cittadini e nelle migliaia di commenti presenti sui social e' il clima di intolleranza e di violenza, montato ad arte da chi vuole creare un Paese prigioniero della paura, che serpeggia ormai da tempo nella societa' italiana". E' quanto si legge in una nota di Legambiente Calabria in merito alla vicenda dei migranti positivi al coronavirus trasferiti ad Amantea. "Legambiente Calabria - afferma la presidente Anna Parretta - e' e sara' sempre a fianco di chi, a qualsiasi livello, lotta e mette in pratica comportamenti per costruire un mondo basato sui principi della Costituzione, sulla solidarieta', sui diritti uguali per tutti gli esseri umani". "Il sito istituzionale della Regione Calabria - e' scritto nella nota di Legambiente - nel bollettino giornaliero del 13 luglio, dando atto della presenza di '31 attualmente positivi' segnala che vi sono '26 migranti positivi' cosi' fissando una vergognosa differenza. Una distinzione inaccettabile che Legambiente Calabria invita a rimuovere celermente dal sito regionale poiche' 'Esistono solo persone con uguali dignita' ed uguali diritti'. Legambiente da anni rivendica i diritti dei migranti e chiede che ci sia un sistema di accoglienza dignitoso ed ispirato ai principi della solidarieta'". "La confusione e lo spavento che serpeggiano nelle persone - prosegue Anna Parretta - rischia di creare l'ennesima insensata lotta tra 'poveri' spostando l'attenzione dai tanti, veri problemi della nostra Regione che non sono certo i migranti, quanto piuttosto la criminalita', l'ambiente, la salute, il lavoro. Bisogna, allora, combattere quotidianamente per non fare germogliare i semi della paura e dell'odio e per costruire 'granai contro l'inverno dello spirito' come avrebbe detto una grande scrittrice. E' preciso compito delle Istituzioni rispettare i doveri di solidarieta' ed accoglienza garantendo il pieno rispetto della dignita' delle persone piu' deboli ed allo stesso tempo garantendo la sicurezza ed evitando ogni fonte di pericolo per cittadini e turisti. Si tratta di un punto di equilibrio possibile e necessario che marca la differenza tra la barbarie e la civilta'".