18 arresti per frode fiscale da 160 mln, il boss puntava anche ai rifiuti: “Business di 4 mln di euro all’anno”

guardiadifinanza1205Circa 160 milioni l'ammontare complessivo della frode, di cui 34 sono quelli recuperati dalla Guardia di finanza; un reticolo di societa', alcune collocate anche in Svizzera e Croazia, che emettevano fatture false per aggirare le tasse italiane e consentire il riciclaggio di somme illecite. E l'ombra di uno dei clan piu' potenti della Lombardia, con nomi notissimi: Morabito-Bruzzaniti-Palamara e Novella-Gallace. E' il risultato dell'operazione 'Garpez' della Gdf milanese, partita da un'indagine della tenenza di Cernusco Lombardone (Lecco), che ha dimostrato ancora una volta come gli interessi della criminalita' organizzata calabrese sono sempre piu' rivolti ad affari "puliti" come la girandola di societa' fraudolente scovate in questo caso.

Nel corso di una cena in un ristorante a Verbania, nel marzo 2018, il presunto boss della 'Ndrangheta Bartolo Bruzzaniti avrebbe offerto ad Alessandro Magnozzi, arrestato oggi e 'protagonista' principale dell'inchiesta milanese che ha portato a 18 arresti eseguiti dalla Gdf, anche "l'opportunita' di entrare in un nuovo business afferente il settore dei rifiuti che, a suo dire, gli avrebbe fruttato un guadagno di circa 4 milioni di euro all'anno". E' uno dei dettagli che emergono dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Livio Cristofano, su richiesta dei pm Sara Ombra e Gianluca Prisco, coordinati dall'aggiunto della Dda Alessandra Dolci.

Dalle 270 pagine dell'ordinanza, oltre al ruolo di Magnozzi, amministratore della Nts srl e di fatto anche di un reticolo di societa' 'cartiere', e ad una presunta maxi frode fiscale da 160 milioni di euro nel settore delle telecomunicazioni e in particolare "nella tecnologia Voip", emergono pure i racconti di una serie di imprenditori vittime di episodi di usura. Sarebbe stato proprio lo stesso Magnozzi, stando agli atti, ad individuare le persone da 'strozzare' con prestiti, perche' versavano "in difficolta' economiche". In piu', viene a galla il fronte dei rapporti tra Magnozzi, finito in carcere, e il clan della 'ndrangheta calabrese, radicato anche a Milano, dei Bruzzaniti inserito nella "cosca dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti". Agli "incontri" tra Magnozzi e "i membri della famiglia Bruzzaniti", scrive il gip, era presente, tra gli altri, anche Gianpietro Paolo Paleari, finito oggi ai domiciliari. Tra l'altro Maria Morabito, moglie di Antonio Bruzzaniti, sarebbe stata assunta "nella Sistema srl", una delle societa' riconducibili a Magnozzi. E allo stesso tempo Francesca Maviglia, moglie del fratello di Antonio, Bartolo Bruzzaniti, sarebbe stata assunta nel 2016 in una altra societa' delle 'rete' del presunto capo dell'associazione criminale.