Il popolo dem è con l’ex premier Gentiloni (ma i “cacicchi” non si fanno vedere). “La politica è compromesso. Allearsi col M5S? Chiamo l’ambulanza...”

gentiloni 1di Mario Meliadò - Paolo, lui, ha lo stesso aplomb di sempre, lo stesso rigore che aveva da ministro delle Comunicazioni, la stessa empatia di quando – a dispetto dei primi capelli grigi e delle numerose esperienze importanti nel partito – tirava a fare il semplice attivista, e girava da una città di periferia a un collettivo universitario, per fomentare in positivo e far fermentare ogni possibile lievito.
Lui è Paolo Gentiloni, cioè il presidente del Consiglio dei ministri faticosamente incaricato dopo il "botto" fatto da Matteo Renzi, ma anche l'ultimo prima dell'era gialloverde.
Ed è anche un ineludibile punto di riferimento dentro il Partito democratico, un esponente carismatico ma anche un capocorrente d'interesse, con la sua "ZonaDèm".
Al "ridotto" del Teatro Rendano, affollatissimo di supporter, simpatizzanti e meri curiosi, dai fasti di Gentiloni a Palazzo Chigi (e del reggino Marco Minniti, possibile futuro segretario nazionale del Pd, al Viminale...) per la verità paiono essere trascorsi 25mila anni-luce.
Non è questione di quei (non troppi) capelli grigi in più, eh. È che sembra davvero che siano gemmate 30 generazioni in un paio d'anni. È che per davvero pare che la scena politicosociale dello Stivale abbia imboccato un labirinto dal quale sarà arduo uscire in genere, epperò sicuramente sarà impossibile uscire identici a prima.
Mentre in tantissimi sono ad ascoltare con grande attenzione, insieme al presidente della Quarta Commissione regionale "Ambiente" e consigliere regionale (...autosospeso da tempo) Mimmo Bevacqua (a punzecchiare Gentiloni con le loro domande saranno invece i giornalisti Annarosa Macrì e Attilio Sabato), al Presidente della Provincia cosentina Franco Iacucci e all'ex deputato Franco Laratta in primissima fila e – per un po' – al capogruppo dèmocrat a Palazzo Campanella Seby Romeo, molti ma molti di più tra i "cacicchi", fra i detentori di volatili incarichi e pacchetti di suffragi, tra i percettori di rendite di posizione nelle salmerie del partito, tra i manovratori più o meno oscuri pronti a saltare sul carro (o Carroccio....) del probabile vincitore al Rendano non si fanno vedere manco di striscio, ennesimo gesto davvero poco carino verso un Gentiloni che ha comunque dimostrato, ai tempi, skills da uomodipartito vero, pronto a farsi disegnare addosso un ingrato profilo da traghettatore tra un ex-Governo e una fase nuova alla fine della quale neppure si sa bene se il Pd, quello che deliberatamente Walter Veltroni tratteggiò come il primo "partito a vocazione maggioritaria" della Seconda Repubblica, ancòra esisterà.

Nel presentare il suo libro (populismi), l'ex premier Paolo Gentiloni però si dice certo che sì, un futuro il Partito democratico lo avrà; e sarà targato Nicola Zingaretti. 《Sì, il Pd un futuro lo avrà sicuramente; Cinquestelle non so... È più che evidente come le cose che sono state promesse siano destinate a non realizzarsi mai... Hanno fatto promesse vane, in particolare nell'ultima campagna elettorale per le Politiche, peraltro ricavandone anche un consenso piuttosto elevato qui in Calabria e in gran parte del Sud. Però, specie ove "si tocchino" gli italiani nelle tasche, ho la netta impressione che, come càpita spesso in questo Paese, la reazione uguale e contraria sarà rapida, e anche piuttosto massiccia...》.
Certo occorre 《essere intellettualmente onesti》, scandisce Gentiloni, un non casuale riferimento implicito alla "poetica del 41%" e ai tanti, troppi che tra i dirigenti pd intellettualmente onesti certo non lo sono stati..., 《e guardare in faccia agli errori, anche gravi, che abbiamo commesso》.
Ma su una cosa, Gentiloni non transige: 《Se la disamina è volta a dire "Ah, ma allora un'intesa tra Pd e M5S"...., beh, allora devo dire che la mia risposta è "no"》, e qui l'ex Presidente del Consiglio è interrotto da applausi scroscianti.
《No, perché esistono divari francamente incolmabili: si sarebbe potuto – ammette Gentiloni - e forse dovuto parlare degli iter e delle procedure, ma sempre al "no" si sarebbe arrivati》.
Questo perché 《se, dopo questi primi 6 mesi di governo ancòra ci fosse qualcuno a premere per un'alleanza coi pentastellati, davvero ci sarebbe solo da chiamare l'ambulanza... Al contempo, posso solo aggiungere – così l'ex ministro delle Comunicazioni - che l'esaltazione del compromesso in un Paese in cui lo scontro politico sovente assume i toni dello scontro militare, "religioso" pesa anche di più. E che queste riflessioni fanno solo riferimento al mio modo di far politica, al quale sono affezionato.... E spero di non esserci neanche tanto affezionato perché ho 64 anni, ma perché è il bello di far politica. E cioè cercare di capire i problemi delle persone, cercare di confrontarsi con questi problemi, fare i conti con le rappresentanze che queste persone esprimono a livello sociale, categoriale, territoriale; cercare delle mediazioni in Parlamento, in Consiglio regionale o provinciale con gli avversari politici per risolvere problemi o per migliorare delle leggi; coltivare la competenza, l'affidabilità, la serietà; non prendere a pesci in faccia gli avversari; non insultarsi quotidianamente sui social network... E come diceva George Lakoff, docente di Linguistica a Berkeley ed ex teorico dei Democrat statunitensi che scrisse Non pensare all'Elefante, nel senso del simbolo del Partito Repubblicano statunitense, 《se il nemico ti costringe a urlare, ha già vinto.... Perché non è neutrale, il modo in cui il confronto politico si sviluppa》.
In pratica, stando a Paolo Gentiloni 《non è concepibile il modo in cui il confronto politico si basa sull'ipersemplificazione, sull'insulto, sulla demonizzazione dell'avversario, sulla costante ricerca di nemici cui addossare le colpe.... beh, è chiaro che possono farlo entrambe le parti, ovvero le tre parti come in Italia, ma di certo questo non è neutrale, perché avvantaggia solo la fazione populista e danneggia solo la parte democratica, che crede nella Democrazia liberale e nel relativo modo di risolvere i problemi... Quindi – chiarisce l'ex inquilino di Palazzo Chigi -, quando io parlo di 'compromesso' o di coltivare la credibilità, la competenza in politica, che seguendo certi dettami odierni parrebbe diventata una cosa completamente inutile..., lo dico perché il mondo è complicato, e se noi facciamo vincere chi vuole tutto per forza esageratamente semplificato, non è più un confronto alla pari. Se ci mettiamo a combattere con quel tipo di armi, non c'è niente da fare: vincono loro. Quindi, io dico: difendiamo anche il nostro modo di far politica... All'ideologo di Donald Trump poi caduto in disgrazia, Steve Bannon, come ricordo nel libro viene attribuito un motto: "Quando sei davanti a un grosso problema, affogalo nella m...", perché questo, diciamo, ti aiuterà ad affrontare la cosa... è la ricerca continua del nemico》.
E poi ricorda Paolo Gentiloni il crollo del Ponte Morandi e come fu gestito lo spinoso capitolo-ricostruzione di Genova: 《Mi son messo nei panni del Governo e ho pensato a come sarebbe stato un onere pesantissimo da gestire se fossi stato ancòra io il Presidente del Consiglio, con la necessità di agevolare il lavoro della magistratura, dare risposte credibili e se possibile rapide un po' a tutti e in particolare ai familiari delle vittime e al tessuto cittadino, cercando di unire un po' tutti.... Invece no: lì è stato individuato un nemico, è stato aizzato il popolo sostanzialmente contro il Pd e si son presi un po' d'applausi.... che però, inevitabilmente, tra pochi mesi finiranno. Ecco allora in che senso la lode del compromesso, come "dichiarazione d'amore" per un modo di far politica appunto che io non credo destinato agli archivi》.