Solo sette Regioni con reti oncologiche attive, in Calabria solo sulla carta

Omogeneità, qualità dell'assistenza e delle cure grazie alle migliori possibilità di accesso a farmaci innovativi, diminuzione delle migrazioni tra Regioni, calo dei tempi nelle liste d'attesa fino al 50%, aumento della sopravvivenza e delle guarigioni, gestione ottimizzata per i pazienti al confine tra le Regioni. Sono alcuni dei punti chiave delle reti oncologiche regionali, quasi tutti realizzati dove esistono già. Ma solo in sette Regioni: Lombardia (in attesa di riorganizzazione e nomina del referente regionale da oltre un anno), Piemonte e Valle D'Aosta, Veneto, Toscana, Umbria, Liguria e la provincia autonoma di Trento.

In Campania e Puglia le reti sono state deliberate e sono in partenza, mentre le altre risultano solo sulla carta: Sicilia, Lazio, Calabria, Sardegna, Basilicata. Non pervenute, per ora, Emilia Romagna (dove esiste la Rete Regionale dei Centri di Senologia e la Rete oncologia Romagna), Marche, la Provincia Autonoma di Bolzano, Molise e Friuli Venezia Giulia.