Sculco: "Nuovo Governo intervenga a favore della Calabria"

"Toccherà al nuovo Governo che si spera possa presto insediarsi, se si vuole che gli sforzi per la crescita della Calabria e del Mezzogiorno abbiano effetti tangibili, affrontare la questione delle scelte di politica economica verso il Sud e i problemi discendenti dalla presenza di più soggetti nella programmazione e utilizzazione delle risorse". E' quanto asserisce la consigliera regionale di Calabria in Rete Flora Sculco che aggiunge: "Bene ha fatto di recente la Cgil a Gioia Tauro a sottolineare la necessità di sostenere la spesa e gli investimenti pubblici nel Sud e di programmare le politiche industriali e i processi d'innovazione creando una nuova Iri. Sulla natura e finalità dell'intervento pubblico, in questi anni, si sono raccontate delle favole che non corrispondono a nessuna efficace teoria economica. E' prevalso un liberismo feroce, sostenuto dalle aree forti che hanno avuto gioco facile dinanzi alla fragilità delle stesse classi dirigenti nazionali e meridionali. Tutto ciò, ha contribuito a condannare il Sud all'irrilevanza industriale e sociale e l'Italia ad avere un'area in cui vive un terzo della popolazione bloccata da povertà tecnologica e infrastrutture fragili o inesistenti". Ad avviso di Flora Sculco: "L'intervento pubblico non deve essere attivato solo quando deve realizzare la cosiddetta 'redditività di mercato', ma deve esplicarsi, soprattutto, quando e dove occorra creare tutte quelle condizioni infrastrutturali senza le quali è impossibile o difficile immaginare di realizzare sviluppo e quindi mercato. Un'Agenzia per lo sviluppo industriale di nuovo conio, per sostenere, con risorse adeguate, l'infrastrutturazione materiale e immateriale del Mezzogiorno e potenziarne i punti d'eccellenza, può ridare slancio al Paese e ribadire che la questione Sud va aggredita con politiche economiche finalizzate allo sviluppo produttivo e al rilancio dell'occupazione. Perciò, concordo pienamente con la Cgil nel ritenere insufficiente la previsione del 34.5 per cento, come previsto dal 'decreto Sud', della spesa ordinaria in conto capitale dello Stato verso le regioni meridionali e d'innalzarla ad almeno il 45 per cento del totale per un quinquennio".