Intervista a Nico D’Ascola: “Ecco perché Ap è col Pd. Scopelliti con Salvini? Sbaglia…”

dascola nico2di Mario Meliadò - Stamattina a Palazzo Sarlo – sede del Digiec, il Dipartimento di Giurisprudenza ed Economia dell'Università "Mediterranea" di Reggio Calabria – hanno presentato l'edizione 2017-2018 della Scuola di formazione politica promossa dall'Isesp e quello che viene considerato «a oggi, un unicum assoluto», ossia il Master di secondo grado in Management politico – Esperti in cultura politica e studi europei e del Mediterraneo appena istituto dal Digiec dell'Ateneo reggino il direttore della Scuola e docente della "Mediterranea" Nico D'Ascola, il presidente dell'Isesp Raffaele Cananzi, il coordinatore scientifico della Scuola e direttore del master Daniele Cananzi e il direttore del corso di laurea in Economics della "Mediterranea" Massimiliano Ferrara.
Naturalmente però l'attenzione dei cronisti era polarizzata su Nico D'Ascola, in quanto anche dirigente di Alternativa Popolare, senatore e presidente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama.

Presidente, perché il posizionamento suo e di Ap - o comunque di quel troncone degli alfaniani che ha deciso di rimanervi - nella coalizione di centrosinistra?
«Mi stupisco di chi si stupisce: è da cinque anni che siamo in maggioranza e al Governo col Partito democratico, esattamente dove altro dovremmo andare? Certo, alcuni tra quanti hanno preso parte insieme a me alla rottura col Popolo della libertà hanno preso la cosa come fosse una mera questione di vantaggi personali. Ma una simile presa di posizione, in realtà, non avrebbe avuto senso se oggi non si fosse consequenziali: specie dopo un'esperienza di Governo che ha prodotto non la flessione dello 0,4% ma invece la crescita dell'1,5% del Prodotto interno lordo e dunque, sommando i due fattori, un incremento complessivo dell'1,9% del Pil, sarebbe stato privo di ogni giustificazione ma anche fuori da ogni logica politica proporre una soluzione differente».

Visto che lei difende a spada tratta questi cinque anni in maggioranza e al Governo a fianco dei dèm, varrà la pena di formularle la medesima domanda da altro punto di vista: come valuta la scelta diversa da parte di molti che facevano parte di Ap, e nel caso di Tonino Gentile era coordinatore nazionale del partito e al contempo sottosegretario allo Sviluppo economico?
«Mah, questi sono comportamenti che non hanno alcuna giustificazione politica. Oltretutto, allargando un attimo lo spettro, in tutto il mondo le forze politiche a matrice cattolica se debbono allearsi con altri partiti o movimenti si alleano coi Socialdemocratici, il popolare non lo trovi mai accanto al neofascista o al populista o alle forze irrazionali o lepeniste: quindi, anche guardando a quanto accade fuori da "casa nostra", noi siamo nell'ortodossia. Questi si vanno ad alleare coi neofascisti. Massimo rispetto per le scelte di ognuno, per carità: ma siamo davanti all'evidenziazione di un'alterità che non si capisce, ecco. Poi, d'accordo, anche le alleanze in essere possono avere un "senso" politico; ma chi provasse a configurare questa come una scelta logica o razionale, correrebbe il rischio d'esser preso per matto o quantomeno per un politico poco serio, gravemente disinformato o con uno scarso senso della realtà dei fatti».

A proposito: l'opposizione al governo Gentiloni stronca il Rosatellum, non tanto in chiave-governabilità quanto rispetto all'effettiva capacità di garantire rappresentatività agli elettori. Da esponente politico, ma prim'ancòra da giurista, cosa ne pensa Nico D'Ascola?
«Intanto, a chi ha il senso dell'humour non può che venir da ridere: della nuova legge elettorale parlano in chiave critica proprio quelli che, con ogni probabilità, riuscendo a creare una "vera" coalizione, e sto parlando del centrodestra, potrebbero essere gli unici ad avvantaggiarsene davvero... Proprio questa circostanza dovrebbe far capire a tutti che il Rosatellum non è stato "costruito su misura" per favorire una specifica parte politica, ma nell'interesse di tutti. Che dire?, il maggioritario che penalizzava la rappresentatività avrebbe dovuto avere un ruolo determinante sul piano della governabilità: poi s'è visto che non era vero neanche questo, persino quando c'erano maggioranze con cento parlamentari di margine, fermo restando che tu puoi assegnare un premio di maggioranza ma in misura non eccessiva. Quando il "premio" è esagerato, nei fatti tu stai falsificando, stai creando una manifestazione di consenso in realtà inesistente. Invece il nuovo sistema è un mix tra proporzionale e uninominale: io per l'uninominale sono favorevole, eh. Almeno la gente guarda in faccia chi vota...».

...Nel senso che lei personalmente, per le prossime Politiche, preferirebbe essere candidato all'uninominale, anziché nella più sicura quota proporzionale?
«Sì... sì! Sbaglierò, ma per me l'uninominale s'attaglia maggiormente a una personalità indipendente, a una personalità che si presenta per quello che è».

Senta, lei conosce bene un "certo" Peppe Scopelliti. Era il suo legale, era un suo amico, a lungo siete stati colleghi di partito nell'allora Nuovo Centrodestra. Ora Scopelliti e il Movimento per la sovranità stanno supportando la Lega di Matteo Salvini: che sensazione le dà questo posizionamento?
«Senza polemica personale, ma io la vedo in maniera molto negativa. Intanto, in un'epoca globalizzata, i movimenti sovranisti mi devono spiegare che senso hanno: se me lo spiegano, io forse sarò in grado di formulare una qualche obiezione seria. Se poi invece s'intendono sulla scia di questi movimenti irrazionali, ne desumo che tu prendi la dialettica sui differenti interessi nazionali e dell'Ue e la interpreti nel modo più sbagliato possibile, cioè traendone le conclusioni assurde che dovremmo starcene per i fatticelli nostri... Dopodiché, la Storia insegna che simili movimenti creano "tempesta". Serve senso di responsabilità. E io credo che i cittadini vogliano continuità di governo, serenità, sicurezza, crescita economica, un minimo di certezza per il futuro loro e dei loro figli: certamente iniziative di questo senso s'iscrivono in un contesto del tutto opposto a chi cerca cose di questo genere. L'Italia, oggi, si trova in una situazione migliorata e s'è risollevata anche dall'assoluto discredito internazionale che pativa. Nessuno ha la bacchetta magica, beninteso; e chi s'è presentato come "mago" ha puntualmente fallito. Ma io sono consapevole che un'opera così complessa si porta a termine forse in due legislature, se bastano, e spero dunque che gli italiani che hanno apprezzato questo lavoro consentano a chi l'ha svolto di poter andare avanti in questa delicata opera di risanamento».

...Ma parlava di un progetto a matrice accademica per il futuro di questa terra. Cos'è?
«Coi colleghi economisti dell'Università "Mediterranea" abbiamo collaborato nel redigere un programma di sviluppo della provincia di Reggio Calabria e dell'intera Calabria, che presto presenteremo alla cittadinanza. E qui non c'è griffe politica di sorta: è un progetto a disposizione di tutti, se anche Forza Italia o il Movimento Cinquestelle volessero avvalersene noi come Ateneo reggino, e ringrazio certamente il rettore Pasquale Catanoso per aver avallato quest'importante sinergia, ne saremmo molto contenti, perché in questo caso la politica "di parte" non c'entra niente».

...Perdonerà l'ironia: sarebbe la prima volta...
«Il punto è che questa volta l'Università reggina mette le proprie energie al servizio della società, appropriandosi appieno di un ruolo tipico dell'Università. E questo anche perché i programmi generali pensati e, se vogliamo, "calati dall'alto" da Bruxelles talora non sono fruibili su uno specifico territorio. Questo invece è un piano fatto "su misura" in base alle effettive condizioni economiche, infrastrutturali, sanitarie, tecnologiche del territorio reggino e calabrese. Conta? Sì, perché tra l'altro l'ex facoltà di Giurisprudenza nel '99 era ancòra una terminazione periferica di quella dell'Ateneo di Catanzaro: in 18 anni appena, invece, grazie ai nostri sforzi sul territorio la "Mediterranea" viene proiettato in un Empireo di sei Università italiane d'eccellenza che, per dire, comprende il Politecnico di Torino e la "Bocconi" di Milano. Se si mettono in gioco persone che accantonano gossip ed egoismi, anche le nostre realtà sono in grado di competere a livello nazionale: questo è il messaggio che noi vogliamo mandare».

E la proposta di Piero Grasso – ormai più leader nazionale di Liberi e Uguali che non presidente del "suo" Senato – d'abolire le tasse universitarie?
«In campagna elettorale se ne sentono di tutti i tipi. Per l'Università, e per la politica in genere, si dovrebbero fare mille cose: chiaro che questi son messaggi così, "propagandistici", che vengon mandati in campagna elettorale, poi c'è chi dirà che non si pagherà l'acqua, chi dirà che non si pagherà il bollo-auto... Ma gli italiani son fin troppo maturi per non capirlo. Fuori da questo alveo, dico invece che va tutelato maggiormente il diritto allo studio dei meno abbienti: quelle sono le fasce di popolazione, in caso, per le quali si dovrebbero studiare forme d'esenzione o quantomeno ingenti agevolazioni rispetto agli oneri universitari».