'Ndrangheta: Riesame Milano scarcera imprenditore Lugarà

E' uscito in serata dal carcere di Opera ed è tornato a casa, dopo quasi un mese di detenzione, Antonino Lugarà, l'imprenditore-costruttore arrestato nel maxi blitz del 26 settembre scorso delle Procure di Monza e Milano contro 'ndrangheta e corruzione. Il Tribunale del Riesame, infatti, ha deciso, come chiesto dalla difesa, di annullare l'ordinanza di custodia cautelare con al centro l'accusa di corruzione e, in particolare, di aver procurato voti per l'elezione dell'allora sindaco di Seregno (Monza e Brianza) Edoardo Mazza di FI, finito ai domiciliari, in cambio del via libera alla realizzazione di un centro commerciale. A fine settembre la maxi inchiesta dei pm monzesi e della Dda milanese aveva portato a 27 misure cautelari per colpire la 'ndranghetae le sue infiltrazioni nella politica lombarda. Oggi, però, il collegio del Riesame di Milano, presieduto da Luisa Savoia, ha accolto per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza il ricorso per l'annullamento dell'ordinanza, emessa dal gip di Monza, presentato dall'avvocato Luca Ricci che assiste l'imprenditore con il collega civilista Bruno Brucoli (le motivazioni della decisione saranno depositate tra 45 giorni). La difesa nel ricorso ha puntato, in particolare, a smontare in due punti l'accusa di corruzione formulata dai magistrati monzesi: spiegando che il piano attuativo per la realizzazione del centro commerciale era del tutto legittimo e poi che non ci sarebbe stato alcun procacciamento di voti come prezzo della corruzione da parte di Lugarà. Il costruttore, già nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip, infatti, aveva spiegato che lui si era limitato a dare "consigli di voto" del tutto leciti, tra l'altro non per Mazza (l'ormai ex sindaco non ha fatto ricorso al Riesame) ma per due candidati consiglieri, uno eletto e l'altro no, che hanno preso in tutto solo "100 voti". E da imprenditore era "assillante" - ha spiegato Lugarà - perché si "recava tutti i giorni" negli uffici comunali di Seregno e telefonava al sindaco, dato che quella pratica sul via libera alla realizzazione del centro commerciale era "un atto dovuto e legittimo". Lugarà era ritenuto, tra l'altro, nelle carte dell'inchiesta una sorta di 'trait d'union' tra esponenti della 'ndrangheta e mondo istituzionale ed era di fatto anche il legame tra le due inchieste, quella sui boss coordinata dalla Dda di Milano e quella sulla politica lombarda dei pm di Monza. Inoltre, il costruttore è accusato di corruzione per aver procurato voti a Mazza anche con l'appoggio, come si legge nell'imputazione, del consigliere regionale di Forza Italia ed ex vicepresidente della Regione Lombardia Mario Mantovani, indagato per corruzione in un'altra tranche dell'inchiesta di Monza.