Antimafia in Vaticano, Bindi: "Sintonia su condanna alle mafie, le parole del Papa ci danno più responsabilità"

BindiRosy500"Sin dall'inizio del Suo Pontificato abbiamo avvertito profonda sintonia con le sue parole di condanna della violenza mafiosa e della corruzione. Ci siamo sentiti confortati dalla Sua vicinanza con le vittime innocenti delle mafie e con tutti coloro che operano per la giustizia e per la verità. Ci siamo sentiti investiti di più responsabilità". Così la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, si è rivolta a papa Francesco nel suo saluto nell'udienza concessa stamane dal Pontefice alla Commissione nella Sala Clementina, in Vaticano.

Ricordando che "la nostra Commissione di inchiesta da oltre 50 anni ha il compito di indagare sulle mafie italiane, cosa nostra, la camorra, la 'ndrangheta e su tutte le altre associazioni mafiose anche degli altri paesi", la presidente Bindi ha sottolineato che "come parlamentari abbiamo il compito di fare buone leggi e di indagare su come agiscono i mafiosi, di capire le ragioni del consenso di cui spesso godono, i motivi della soggezione che incutono, i nuovi modi, solo apparentemente meno violenti, con cui condizionano la politica e l'economia attraverso complicità e corruzione, di fare piena luce sulla drammatica stagione delle stragi", e che in questi decenni "l'Italia ha realizzato un sistema di contrasto che ha permesso di ottenere risultati significativi: la mafia eversiva e stragista è stata sconfitta, sono stati inferti colpi mortali ai vertici delle organizzazioni criminali, le loro ingenti ricchezze illecite vengono sequestrate quasi ogni giorno". Una lotta "durissima", "illuminata dal sacrificio di centinaia di vittime innocenti, tra cui Cesare Terranova e Pio La Torre, componenti della nostra Commissione; figure di sacerdoti, come il beato don Pino Puglisi e don Giuseppe Diana, e uomini di fede come il giovane giudice Rosario Livatino, che San Giovanni Paolo II aveva definito 'martire della giustizia e indirettamente della fede' di cui oggi ricorre il 27/o anniversario del brutale assassinio". Le mafie, però, "sono ancora forti e presenti", ha detto Bindi, e "non basta un buon sistema di repressione per debellare questo cancro terribile", mentre "nessuno può sentirsi indifferente o esonerato dal fare la propria parte".

"Con la scomunica ai mafiosi - ha detto al Pontefice - Lei ha tracciato una linea di separazione tra Chiesa e mafia che nessuno potrà più cancellare. Con il Suo alto magistero ha reso evidente l'impossibilità di conciliare un'autentica vita cristiana con qualunque forma di adesione alle mafie. Ha costretto tutti, credenti e non credenti, a interrogarci sulla nostra capacità di operare davvero per la giustizia, perché quando la Repubblica, tutti noi, la politica per prima, non promuove diritti fondamentali come il lavoro, la salute, l'educazione si aprono varchi alle mafie". "Nessuno può essere misura della legalità. La misura della legalità è il bene comune che siamo chiamati a realizzare come cristiani e come cittadini, nella consapevolezza della radicale distanza che separa le mafie non solo dal Vangelo ma anche dalla nostra Costituzione", ha concluso.